BrunezNet Journal

Ai confini dell'industria culturale... ancora

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2011 in review

Posted by Brunez on 3 gennaio 2012
Posted in: Personale. 4 commenti

Come l’anno scorso, ecco qui le statistiche del mio blog. Poca roba, dato che non ho mai scritto così poco (praticamente tutti i posto più visti sono quelli dell’anno prima), ma tant’è… quando mi tornerà da scrivere qui lo farò.

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Splinder chiude a Gennaio

Posted by Brunez on 24 novembre 2011
Posted in: Personale. Tagged: splinder. 9 commenti

Praticamente da  qualche giorno è apparso sulla homepage di Splinder un annuncio che dice che dal 31 gennaio 2012 la maggiore piattaforma italiana di blogging, Splinder, chiuderà. E volevo solo dire che mi dispiace, perché nonostante tutto era un buona piattaforma. Come saprete la prima versione di questo blog era ospitata lì, all’indirizzo http://brunez.splinder.com, e ricordo con piacere quando mi ci sono insediato e ho iniziato a personalizzare un template prefedifito aggiungendoci tutte le mie cosette tipo colorare tutto di nero e di grigio, aggiungere i bottoni a lato e così via. Poi era un bel posto anche per tutta quella cosa che la piattaforma era fatta in modo da facilitare l’interazione fra i vari utenti della community (a sua volta abbastanza variegata), e devo dire che la cosa effettivamente funzionava e tuttora fra i miei amici blogger con cui sono rimasto in contatto diversi hanno o avevano il blog su Splinder. Poi vabbé, c’è anche il fatto che ai tempi del blog su Splinder scrivevo recensioni di film a manetta e spaziavo in modo spensierato da Ombre rosse di John Ford a La tomba di Bruno Mattei, mentre questo blog “general-purpose” qui su WordPress non ha mai ingranato più di tanto… insomma, dando un taglio a queste frasette strappalacrime volevo solo dire che mi spiace che chiuda Splinder – senza star troppo lì a indagarne i motivi (concorrenza di Facebook che uccide i blog? concorrenza su scala internazionale di Blogger e WordPress?) – perché mi ci son trovato bene… e mi piacerebbe un giorno tornare allo spirito con cui scrivevo là (e magari anche una piattaforma come quella).

Passando alle cose pratiche: per chi volesse continuare ad avere accesso a quel che ho scritto sul mio vecchio blog su Splinder, ne ho salvato una copia in locale con wget, uno strumento da riga di comando di Linux (ma se avete Windows immagino esista una versione windowizzata a interfaccia grafica), e ora la carico da qualche parte tipo Altervista, così una copia del blog rimarrà accessibile anche dopo la chiusura di Splinder.

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Le trasposizioni cinematografiche (e non) di Judge Dredd

Posted by Brunez on 9 novembre 2011
Posted in: Film, Fumetti. Tagged: Film, film indipendenti, judge dredd, videogiochi. 6 commenti

Dredd come alcuni di voi già sapranno è un personaggio a fumetti inglese, che appare sul settimanale 2000AD e sul mensine Judge Dredd Megazine. Per dirla in breve, le sue storie sono ambientate in un futuro in cui una guerra nucleare mondiale ha devastato quasi tutto il mondo, così i sopravvissuti si sono ammassati in gigantesche megalopoli in cui il crimine dilaga, tanto che la giustizia è amministrata da giudici di strada che dispensano giustizia sommaria per evitare code fuori dal tribunale e processi lunghi come quelli di Andreotti o di Berlusconi. La cosa appare un po’ fascista ma il fumetto non lo è, e anzi gli intenti parodistici sono parecchi.

Comunque, da quando sono qua ho cominciato a leggere questi fumetti spesso e volentieri, e mi piacciono pure. Ma sappiamo bene che se Dredd è conosciuto anche fuori dai confini inglesi è praticamente solo per questo film: Continua a leggere

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Popeye #1 – Dell Comics, Febbraio-Aprile 1948

Posted by Brunez on 26 ottobre 2011
Posted in: Fumetti. Tagged: braccio di ferro, bud sagendorf, Fumetti, popeye, recensione. 7 commenti

Chi di voi ha visitato queste pagine dall’ultimo post pubblicato, avrà visto che l’unica attività che ha avuto questo blog negli ultimi mesi è stata più che altro un compulsivo cambio continuo di template, e sono tutt’ora a caccia di uno che mi aggradi del tutto (questo qua che ho messo ora mi garba abbastanza, a parte il colore shocking di dove c’è scritta la data). Comunque, siccome mi sono stufato di vedere sempre le facce di Christopher Lambert e Sean Connery ogni volta che torno qui sul blog, eccomi qui di nuovo, per recensire qualche recente lettura fumettistica…


Questo è il primo numero di una serie di albi a fumetti con protagonista Braccio di Ferro, interamente disegnati dal primo successore di Elzie Segar ovvero Bud Sagendorf Continua a leggere

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Highlander – The Source, ovvero: gli immortali non muoiono ma vanno a male

Posted by Brunez on 20 giugno 2011
Posted in: Film. Tagged: highlander, highlander the source. 9 commenti

Come da titolo, questo post è dedicato all’ultimo film di questa saga, ma colgo l’occasione per parlare anche dell’intera saga stessa, ovvero l’ennesimo franchise cinematografico americano che, se anche parte bene, va in malora ad ogni nuovo prodotto della serie che esce. Ricapitolando:

Il primo film senz’altro si lasciava guardare con piacere. Ok era una commercialata tipicamente anni ottanta, ma una commercialata ben riuscita: l’idea degli immortali che si devono battere tra loro finché ne resterà uno solo e così via era buona, molto buona. Una cosa molto pericolosa, perché il rischio cagatona era serio, ma il tutto è stato orchestrato bene e ne è uscito qualcosa di buono, e non dimentichiamo la presenza di Sean Connery, le musiche dei Queen e delle location naturali fantastiche.

Come dicevo, questo materiale però è molto a rischio trashata, e già nel secondo film casca l’asino. Il sapore fantasy della vicenda del primo film diventa qui fantascientifico, con gli immortali che in realtà sono alieni di un pianeta lontano condannati a reincarnarsi sulla terra e a vivere una vita immortale. La spiegazione di per sé era anche coerente ma il film scivolava fin troppo nella buzzurria più becera, tanto che il suo contenuto non è stato più nemmeno preso in considerazione nei film successivi.

Il terzo film… beh, diciamo che si trattava di battere il ferro finché era ancora caldo.

Nel frattempo arrivò il telefilm, il cartone animato, le giapponesate ecc. ecc., finché si arrivò nel 2000 al quarto film, Endgame, l’anello di congiunzione fra film e telefilm. Che dire, ‘na mezza schifezza, per di più se consideriamo che sono introdotti due nuovi personaggi spuntati fuori dal nulla ma a quanto pare cruciali per la vita dei due highlander Connor e Duncan MacLeod ma di cui non se n’é mai sentito parlare prima. In più quella patina da video digitale che sa tanto da B-movie del nuovo millennio non può che contribuire alla zarraggine del film. Ma…

…ma, in confronto a The Source, Endgame appare, e non sto scherzando, un degno quarto capitolo della saga. E, ripeto, non scherzo, perché The Source va oltre ogni aspettativa, in negativo intendo. Il regista, Brett Leonard, è uno specializzando nel fare il peggior uso possibile di licenze cinematografiche modeste ma potenzialmente buone, dato che già aveva sputtanato un personaggio dell’universo Marvel, mentre qui dà l’affondo finale alla saga di Highlander che, come abbiamo visto, capostipite a parte poi non ha più dato granché di buono al suo pubblico (al massimo il telefilm, tò).
E lo fa in un modo inimmaginabilmente brutto.

Già il design della locandina dice tutto

Le cose iniziano male, dato che già col 2 s’era visto che dare una svolta fantasientifica alla saga era una cattiva idea, e, guarda un po’, qui lo rifanno: vediamo infatti che il mondo del futuro è diventato una specie di est europeo postapocalittico con delinquenza e poveracci ovunque (il peggior incubo dell’elettorato leghista, insomma), così ad alcuni immortali viene in mente di cercare la sorgente dell’immortalità (la relazione fra le due cose qualcuno dovrà spiegarmela). Al ché uno si chiede, ma l’origine degli immortali non era quella aliena spiegata nel secondo capitolo? Ah già, quella storia era finita nel dimenticatoio del franchise nel momento stesso in cui usciva il film. Comunque, tornando a noi… ci son sti qua che cercano la fonte dell’immortalità, uno di loro trova l’ubicazione ma muore ammazzato per mano di gobbetto tracagnotto pelato con poca melanina, completino sadomaso, una parlantina idiota e che si muove velocizzato, che sarebbe poi il guardiano della sorgente dell’immortalità. Insomma, il peggior personaggio di una versione tarocca, a basso costo e molto malriuscita di Mortal Kombat, se esistesse. Gli altri però si mettono in marcia e coinvolgono l’highlander Duncan MacLeod, che dall’ultimo film non si è più fatto la barba regolarmente e se ne va in giro rincagnato e con la faccia da cane bastonato perché c’è sta tizia, Anna, con cui s’era messo insieme ma siccome lei voleva dei figli e gli immortali non possono si sono mollati (ma non si era rimesso insieme a quell’altra tizia immortale con cui era sposato, Kate/Faith, nel film precedente? Boh). In ogni caso, dopo aver consultato dei monaci seguaci di un immortale appartenente a una generazione precedente di immortali (eh? Ma non era Methos il primo immortale? Boh), vanno su un’isola abitata da biker cannibali, dove tutto è brutto, vecchio, arrugginito e sgangherato a parte il suv BMW che guidano per raggiungere la sorgente, che non è nient’altro che una radura piccoletta con dei pianetini proiettati sullo sfondo, dove alla fine – occhio che spoilero, se non volete rovinarvi la “sorpresa” (capirai che gran sorpresa) andate direttamente al prossimo capoverso – Duncan combatte il gobbetto sadomaso in una coreografia tutta velocizzata che fa più ridere di Benny Hill, mentre la tizia anche lei inizia a girare come una trottola sui pianeti del sistema solare che intanto si allineano (non chiedetemi delucidazioni su ciò) e alla fine ovviamente Duncan vince – usando due daghe che a un certo punto son andate inspiegabilmente a sostituire la classica spada – e tutto diventa bianco e lattiginoso e, a quanto pare, ora l’highlander può procreare e avere figli dalla sua compagna e morta lì, il tutto senza alcuna degna (o anche indegna, se è per quello) spiegazione.

No, non è una photoshoppata "early years" venuta male... purtroppo...

Mi rendo conto che un film così pezzente non meritererebbe nemmeno due parole, e tantomeno una recensione così prolissa, ma era tanto che non vedevo una cosa così ai confini estremi dell’idiozia, della stupidità e del nonsense cinematografico (e, come sapete, per me i B-movie sono il pane quotidiano). Già il fatto di ambientare il film in un’est Europa postapocalittica invece che nella solita, stilosa New York dei giorni nostri ha un ché di zingaro, poi aggiungiamoci tutti sti fondali posticci che manco gli youtuber con la membership ed effetti speciali da produzione televisiva da due soldi e già qua la frittata è fatta. Se poi facciamo che accanto ad alcuni personaggi storici del franchise (ovvero Duncan MacLeod, Methos e l’osservatore Joe Dawson) ci mettiamo un nerd uscito dai peggiori stereotipi telecinematografici sui geek e un vescovo italiano ventenne, albino e con gli occhialetti a goccia vagamente somigliante a Julian Assange che, ovviamente, è anche lui l’incarnazione dei peggiori stereotipi del fanatico religioso cattolico con Dio, Gesù e la Madonna sempre in bocca, siamo a posto. Ah, dimenticavo, ci son pure delle cover di Who wants to live forever e Princess of the universe, giusto per ricordarci che è la saga di Highlander ma anche per farci odiare un po’ di più questa insultante pellicola.

Il gobbetto sadomaso che si muove col tasto forward

Perciò, siamo di fronte a un film così brutto ma così brutto che, come avrete visto, mi ha portato a tornare a riscrivere una recensione cinematografica dopo mesi e mesi di assenza dal blog, un film col quale la saga di Highlander è diventata la versione tarocca e a basso costo di sé stessa, e col quale è definitivamente liquidata da ogni mezzo di comunicazione.

Almeno per un po’ insomma… dato che, a sto punto, che farne di Highlander? Ovviamente, come accade negli ultimi tempi con qualsiasi franchise di successo del passato, si fa un bel reboot/remake/brutto e insultante riadattamento cinematografico. In questo caso, dicono che gli sceneggiatori di Twilight stanno già rielaborando la storia di Highlander per il pubblico ggiovane di oggi. Per rendere questa saga sì immortale, ma che al contrario degli immortali di questa serie invecchia e marcisce in modo veramente brutto.

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