Come da titolo, questo post è dedicato all’ultimo film di questa saga, ma colgo l’occasione per parlare anche dell’intera saga stessa, ovvero l’ennesimo franchise cinematografico americano che, se anche parte bene, va in malora ad ogni nuovo prodotto della serie che esce. Ricapitolando:
Il primo film senz’altro si lasciava guardare con piacere. Ok era una commercialata tipicamente anni ottanta, ma una commercialata ben riuscita: l’idea degli immortali che si devono battere tra loro finché ne resterà uno solo e così via era buona, molto buona. Una cosa molto pericolosa, perché il rischio cagatona era serio, ma il tutto è stato orchestrato bene e ne è uscito qualcosa di buono, e non dimentichiamo la presenza di Sean Connery, le musiche dei Queen e delle location naturali fantastiche.
Come dicevo, questo materiale però è molto a rischio trashata, e già nel secondo film casca l’asino. Il sapore fantasy della vicenda del primo film diventa qui fantascientifico, con gli immortali che in realtà sono alieni di un pianeta lontano condannati a reincarnarsi sulla terra e a vivere una vita immortale. La spiegazione di per sé era anche coerente ma il film scivolava fin troppo nella buzzurria più becera, tanto che il suo contenuto non è stato più nemmeno preso in considerazione nei film successivi.
Il terzo film… beh, diciamo che si trattava di battere il ferro finché era ancora caldo.

Nel frattempo arrivò il telefilm, il cartone animato, le giapponesate ecc. ecc., finché si arrivò nel 2000 al quarto film, Endgame, l’anello di congiunzione fra film e telefilm. Che dire, ‘na mezza schifezza, per di più se consideriamo che sono introdotti due nuovi personaggi spuntati fuori dal nulla ma a quanto pare cruciali per la vita dei due highlander Connor e Duncan MacLeod ma di cui non se n’é mai sentito parlare prima. In più quella patina da video digitale che sa tanto da B-movie del nuovo millennio non può che contribuire alla zarraggine del film. Ma…
…ma, in confronto a The Source, Endgame appare, e non sto scherzando, un degno quarto capitolo della saga. E, ripeto, non scherzo, perché The Source va oltre ogni aspettativa, in negativo intendo. Il regista, Brett Leonard, è uno specializzando nel fare il peggior uso possibile di licenze cinematografiche modeste ma potenzialmente buone, dato che già aveva sputtanato un personaggio dell’universo Marvel, mentre qui dà l’affondo finale alla saga di Highlander che, come abbiamo visto, capostipite a parte poi non ha più dato granché di buono al suo pubblico (al massimo il telefilm, tò).
E lo fa in un modo inimmaginabilmente brutto.

Già il design della locandina dice tutto
Le cose iniziano male, dato che già col 2 s’era visto che dare una svolta fantasientifica alla saga era una cattiva idea, e, guarda un po’, qui lo rifanno: vediamo infatti che il mondo del futuro è diventato una specie di est europeo postapocalittico con delinquenza e poveracci ovunque (il peggior incubo dell’elettorato leghista, insomma), così ad alcuni immortali viene in mente di cercare la sorgente dell’immortalità (la relazione fra le due cose qualcuno dovrà spiegarmela). Al ché uno si chiede, ma l’origine degli immortali non era quella aliena spiegata nel secondo capitolo? Ah già, quella storia era finita nel dimenticatoio del franchise nel momento stesso in cui usciva il film. Comunque, tornando a noi… ci son sti qua che cercano la fonte dell’immortalità, uno di loro trova l’ubicazione ma muore ammazzato per mano di gobbetto tracagnotto pelato con poca melanina, completino sadomaso, una parlantina idiota e che si muove velocizzato, che sarebbe poi il guardiano della sorgente dell’immortalità. Insomma, il peggior personaggio di una versione tarocca, a basso costo e molto malriuscita di Mortal Kombat, se esistesse. Gli altri però si mettono in marcia e coinvolgono l’highlander Duncan MacLeod, che dall’ultimo film non si è più fatto la barba regolarmente e se ne va in giro rincagnato e con la faccia da cane bastonato perché c’è sta tizia, Anna, con cui s’era messo insieme ma siccome lei voleva dei figli e gli immortali non possono si sono mollati (ma non si era rimesso insieme a quell’altra tizia immortale con cui era sposato, Kate/Faith, nel film precedente? Boh). In ogni caso, dopo aver consultato dei monaci seguaci di un immortale appartenente a una generazione precedente di immortali (eh? Ma non era Methos il primo immortale? Boh), vanno su un’isola abitata da biker cannibali, dove tutto è brutto, vecchio, arrugginito e sgangherato a parte il suv BMW che guidano per raggiungere la sorgente, che non è nient’altro che una radura piccoletta con dei pianetini proiettati sullo sfondo, dove alla fine – occhio che spoilero, se non volete rovinarvi la “sorpresa” (capirai che gran sorpresa) andate direttamente al prossimo capoverso – Duncan combatte il gobbetto sadomaso in una coreografia tutta velocizzata che fa più ridere di Benny Hill, mentre la tizia anche lei inizia a girare come una trottola sui pianeti del sistema solare che intanto si allineano (non chiedetemi delucidazioni su ciò) e alla fine ovviamente Duncan vince – usando due daghe che a un certo punto son andate inspiegabilmente a sostituire la classica spada – e tutto diventa bianco e lattiginoso e, a quanto pare, ora l’highlander può procreare e avere figli dalla sua compagna e morta lì, il tutto senza alcuna degna (o anche indegna, se è per quello) spiegazione.

No, non è una photoshoppata "early years" venuta male... purtroppo...
Mi rendo conto che un film così pezzente non meritererebbe nemmeno due parole, e tantomeno una recensione così prolissa, ma era tanto che non vedevo una cosa così ai confini estremi dell’idiozia, della stupidità e del nonsense cinematografico (e, come sapete, per me i B-movie sono il pane quotidiano). Già il fatto di ambientare il film in un’est Europa postapocalittica invece che nella solita, stilosa New York dei giorni nostri ha un ché di zingaro, poi aggiungiamoci tutti sti fondali posticci che manco gli youtuber con la membership ed effetti speciali da produzione televisiva da due soldi e già qua la frittata è fatta. Se poi facciamo che accanto ad alcuni personaggi storici del franchise (ovvero Duncan MacLeod, Methos e l’osservatore Joe Dawson) ci mettiamo un nerd uscito dai peggiori stereotipi telecinematografici sui geek e un vescovo italiano ventenne, albino e con gli occhialetti a goccia vagamente somigliante a Julian Assange che, ovviamente, è anche lui l’incarnazione dei peggiori stereotipi del fanatico religioso cattolico con Dio, Gesù e la Madonna sempre in bocca, siamo a posto. Ah, dimenticavo, ci son pure delle cover di Who wants to live forever e Princess of the universe, giusto per ricordarci che è la saga di Highlander ma anche per farci odiare un po’ di più questa insultante pellicola.

Il gobbetto sadomaso che si muove col tasto forward
Perciò, siamo di fronte a un film così brutto ma così brutto che, come avrete visto, mi ha portato a tornare a riscrivere una recensione cinematografica dopo mesi e mesi di assenza dal blog, un film col quale la saga di Highlander è diventata la versione tarocca e a basso costo di sé stessa, e col quale è definitivamente liquidata da ogni mezzo di comunicazione.
Almeno per un po’ insomma… dato che, a sto punto, che farne di Highlander? Ovviamente, come accade negli ultimi tempi con qualsiasi franchise di successo del passato, si fa un bel reboot/remake/brutto e insultante riadattamento cinematografico. In questo caso, dicono che gli sceneggiatori di Twilight stanno già rielaborando la storia di Highlander per il pubblico ggiovane di oggi. Per rendere questa saga sì immortale, ma che al contrario degli immortali di questa serie invecchia e marcisce in modo veramente brutto.
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