Bene lettori, rieccomi qua, è passato un po’ più tempo del solito dall’ultimo post ma, come sapete, mi sono trasferito a Leeds, e mi ci è voluto un po’ per traslocare e cose così. In ogni caso, eccomi qui, mi sono abbastanza sistemato e ora finalmente posso rilassarmi un attimo e raccontarvi un po’ di cose. Innanzitutto, devo dire che non ho avuto particolari difficoltà nel trasferirmi qui; e non lo dico per fare il figo, ma veramente, nonostante ci siano svariate cose diverse rispetto all’Italia devo dire che non ho subito per niente uno shock culturale di alcun tipo… non che mi aspettassi che mi venisse un colpo apoplettico ma che so, un po’ di nostalgia di casa, qualcosa del genere sì, e invece è andato tutto abbastanza liscio, come se mi fossi trasferito nel paese vicino. Immagino però che il fatto di aver avuto un’anteprima del tutto quest’estate abbia aiutato parecchio in tal senso, per cui sono arrivato già preparato rispetto ad alcune cose: le casette a schiera di quando questa era una città operaia (in una delle quali abito anch’io adesso), il clima molto altalenante, la moquette su ogni pavimento che non sia una cucina o un bagno, la tecnologia per certi versi avanti di 10 anni rispetto all’Italia, il fatto che la domenica le chiese non sono l’unica cosa aperta, il mettersi in fila per fare qualsiasi cosa, il cibo – qualcosa a tal proposito ho scritto qui -, l’abbigliamento degli inglesi, la multietnicità di questo posto… le novità non mancano; ma siccome non sono tanto bravo a raccontarla fatemi pure voi delle domande se siete interessati a saperne di più qualcosa, perché – essendo questo un blog che ha una base abbastanza cinematografica – ora passo a descrivere come quest’esperienza ha influito sui miei recentissimi gusti cinematografici, raccontando di un paio di film visti dopo il mio arrivo qui.

Tipico poster riempicinema... da notare gli sguardi ammiccanti per lui e per lei
Piccola premessa: mi sono ri-appassionato a Star Trek. La qual cosa farebbe automaticamente di me uno sfigato, se non fosse che è recentemente sopraggiunto il tanto blasonato reboot di J.J. Abrams che ha sdoganato questa serie fantascientifica anche presso un pubblico non composto soltanto di nerd. A dir la verità, all’epoca della sua uscita al cinema, mi ero ripromesso di non guardare questo film, già solo perché era troppo strombazzato, ma siccome da quando sono venuto qui ho ricominciato a guardarmi gli episodi di Star Trek Voyager (quando ero adolescente seguivo questa serie, fin dove la Rai l’aveva trasmessa) per vedere come va a finire, solo che mi ha ri-messo curiosità verso tutto l’universo di Star Trek e quindi ho voluto vedere il nuovo film. Devo dire innanzitutto che mi dispiace che abbiano deciso di interrompere definitivamente i film della vecchia linea, sicuramente ha influito su questo il fatto che l’ultimo film precedente – La nemesi – è stato l’incasso più basso di sempre dei film di Star Trek, mettiamoci pure la recente moda hollywoodiana di reboottare qualsiasi film/telefilm del passato per sfruttare in maniera ipercommerciale qualsiasi franchise esistente e siamo a posto, Jean-Luc Picard e il suo equipaggio sono pronti per la pensione.
Ma veniamo finalmente al film, iniziando dicendo che pensavo peggio. Il film è evidentemente superiore alla media delle schifezze da multisala, e ne sono rimasto positivamente colpito specialmente (ma forse anche per questo) perché sono partito a guardarlo con delle aspettative alquanto basse, e invece si è rivelato qualcosa di abbastanza valido. Però i difetti non mancano, e non sono neppure piccoli, a cominciare dal cattivo, un minatore romulano (per la cronaca, i romulani sono i cattivi per eccellenza di Star Trek) venuto dal futuro a bordo di un’astronave stratosferica incolpando lo Spock del suo tempo di aver distrutto la sua gente, e tornato nel passato per vendicarsi; ora a parte il fatto che anche il cattivo del film immediatamente precedente era più o meno un romulano (ma questo non ha molta importanza, dato che come dicevamo sopra il reboot è dovuto proprio al fatto di cambiare target, passando dalla nicchia di fan al grande pubblico) e che il personaggio è quanto di meno originale si sia mai visto in un film di fantascienza… ma come fa un minatore a permettersi un’astronave di proporzioni bibliche?!? Il film è pieno di approssimazioni grossolane e ingenuità di tal fatta, del tipo: navi stellari con un equipaggio composto totalmente di pivellini alla prima esperienza (a un certo punto il nuovo Pavel Chekov – che parla come una badante russa – dice di avere 17 anni!), ma che sono già abilissimi in qualsiasi cosa, dal buttarsi col paracadute dallo spazio al combattimento corpo a corpo con energumeni grossi il quadruplo di loro su una piattaforma sospesa nel vuoto; a proposito, dovete sapere che scherma e ninjutsu sono la stessa cosa, anche perché sappiamo bene che tutti i giapponesi sono campioni di arti marziali. Poi ovviamente c’è tutto l’assortimento di pianeti e astronavi e qualsiasi altro oggetto tridimensionale che esplodono, macchine che volano nel burrone (scena che ha rotto parecchio le palle ai tempi dell’uscita del trailer), incontri troppo fortuiti necessari allo svolgimento della trama, cose che sembrano appartenere più all’universo di Star Wars che a quello di Star Trek: la bettola dove fare a botte con la gente, il poliziotto-robot a bordo della moto fluttuante, l’inutilissimo mostro sul pianeta ghiacciato.
Per non parlare di come la scusa del viaggio nel tempo fatto dal romulano che crea una nuova linea temporale, pur essendo interessante, appare proprio come una scusetta da poco per poter rimaneggiare tutto l’universo di Star Trek a piacimento, visto che comunque i cambiamenti vanno ben oltre questo… comunque devo dire che questa sequela di difetti per fortuna è controbilanciata dal fatto che il film si presenta bene, e devo dire che dal punto di vista del conoscitore della saga di Star Trek riesce ad essere pure abbastanza fedele a questo universo fantascientifico (senza dubbio contribuisce non poco a questo la presenza nel cast di Leonard Nimoy, il vecchio e originale Spock). Perciò che dire, nonostante l’evidente proposito di trasformare Star Trek in una commercialata il film riesce comunque ad essere un buon prodotto anche andando oltre questo discorso; non me la sento di promuovere a pieni voti questo reboot, ma una possibilità gliela voglio senz’altro dare, in attesa del sequel.
Passando al secondo film, l’ho visto oggi pomeriggio e si tratta del primo film che ho visto in un cinema inglese. Ma a parte questo dettaglio abbastanza marginale, mi sono interessato al film non appena ho visto il trailer: un film fatto con i pupazzi – praticamente un Team America all’inglese con delle Barbie e delle versioni deformi di Big Jim – e ambientato nel 1940 durante un’ipotetica invasione della Gran Bretagna da parte dell’esercito nazista, che arriva a Londra dal sottosuolo tramite carri armati con trivella posticcia; in aiuto del primo ministro Churchill arriva un ragazzo delle campagne inglesi del Kent (“interpretato” da Ewan McGregor), scartato dall’esercito perché ha le mani troppo grosse; assieme ad un manipolo di persone di varia natura si attesteranno sul vallo di Adriano, ma se la caveranno soltanto grazie all’aiuto di Braveheart…
Premetto subito che il film è abbastanza modesto: a me è piaciuto e mi sono divertito parecchio a guardarlo, ma non è niente di particolarmente brillante. La comicità deriva, come può essere prevedibile, sia dal fatto che il film è interpratato integralmente da bambole dalle movenze alquanto goffe sia da tutta la satira sui vari personaggi tirati in ballo durante il film: Winston Churchill è mostrato in tutta la sua caricaturabilità, sia come personaggio d’omone tutto d’un pezzo che come tratti fisici esteriori quali l’onnipresente sigarone e il Tommy gun in mano, mentre Hitler dà il megio di sé indossando gli abiti della regina e fra i suoi sgherri è esilarante Goebbels, che con il suo sguardo bloccato in una smorfia idiota con la bocca spalancata fa la parte dello scemo del gruppo. Altrettanto sono tiranti in ballo con intenti satirici gli stereotipi razziali dei popoli coinvolti, così abbiamo un pilota americano che fa tutte le tipiche assurdità degli eroi di guerra dei film americani (irresistibile il fatto che è irriducibilmente convinto che l’esercito nazista tedesco siano i comunisti russi), soldati indiani con tanto di barba e turbante rimasti gli unici a difendere Churchill, l’elettricista polacco, il pescatore playboy francese, gli scozzesi dipinti come un popolo di selvaggi primitivi a metà strada fra dei metallari e dei cannibali in kilt… insomma, è evidente che si tratta di un film ad uso e consumo locale della Gran Bretagna, e proprio per questo penso che difficilmente lo vedremo distribuito in Italia; ma se vi può interessare vedere qualcosa di diverso dal solito lo consiglio vivamente, il divertimento non manca di certo.



