Bene lettori, rieccomi qui, dopo un altro mese (a dir la verità pensavo di aggiornare un po’ prima, scusate) per darvi qualche nuova notizia qui da Leeds. Iniziando dai cazzi miei, direi che va tutto a meraviglia: fare un dottorato è una cosa alquanto impegnativa, e devo dire che non manca qualche istante in cui sento il peso di quello che ho per le mani e la responsabilità che mi sono preso rispetto alla sua buona riuscita, ma per uno come me a cui piace essere occupato la tal cosa va più che bene. Anche perché per il resto gli svaghi non mancano, e la compagnia neppure (sia qui a casa, dove ho trovato una situazione ottima, sia all’università), e la città mi piace parecchio, magari a stare qua tre anni andrà inevitabilmente a finire che arriverà un momento in cui per qualche motivo la odierò ma ora la considero la città perfetta per me… perciò che dire, va tutto a meraviglia, per cui ora non devo far altro che aspettare il momento in cui mi piomberà addosso una grana bella grossa!
Scusate l’ottimismo da iettatore, in realtà ora sta andando tutto così bene che è meglio lasciar da parte i pensieri funesti e godersi il momento… (tra l’altro avevo mezza idea di scrivere un post dedicato al cibo inglese, se mi gira bene lo leggerete a breve)

Io e i coinquilini ad Halloween
Detto questo, passiamo un po’ alle mie ultime visioni: da quando sono qua sono andato tre volte al cinema, la prima a vedere Jackboots on whitehall, di cui ho già parlato nel precedente post. Il secondo film è stato la riedizione di Metropolis di Fritz Lang, film senza dubbio fantastico ma che vi consiglio di guardare nelle edizioni precedenti, dato che questa nuova edizione, che integra svariate scene inedite trovate di recente in una pellicola abbandonata in qualche archivio a Buenos Aires, è fatta più o meno così: hanno preso un’edizione corrente totalmente restaurata del film, e ci hanno messo dentro queste scene inedite, che però essendo prese da questa pellicola inedita rovinatissima nonostante il restauro si vedono tuttora malissimo, per cui lo stacco è a dir poco evidente; inoltre l’aggiunta di queste scene “nuove” ha alterato il montaggio del film così come era conosciuto finora, ma essendoci delle parti di pellicola mancanti perché irrecuperabili le hanno sostituite con delle schermate con scritto sopra cosa sarebbe dovuto accadere in queste sequenze di film. Insomma, un collage pasticciatissimo e pure inutile, dato che queste scene inedite tra l’altro non sono nient’altro che scene di raccordo che non aggiungono nulla al film, almeno dal mio punto di vista, e non fanno altro che allungare una pellicola che era già abbastanza lunga (e forse forse era il suo unico difetto)… per cui vi consiglio vivamente di lasciar perdere questa sorta di “director’s cut”, capisco che questa scoperta andava condivisa e resa pubblica ma personalmente avrei preferito riguardarmi il film nel mio dvd di Metropolis comprato in un cestone a 2 Euro.

Una delle (fantastiche) scenografie di Metropolis
Il terzo film è Burke & Hare, che segna il ritorno alla regia del grande John Landis, cosa che – come dicevo nella recensione linkata – ho scoperto guardando il film, da quanto poco se n’è parlato… tra l’altro ho visto che tuttora non è prevista una distribuzione italiana del film, la qual cosa mi ha lasciato dispiaciuto in quanto penso che, pur non essendo il capolavoro di Landis, questo film meriti sicuramente più di tante cagate che la distribuzione cinematografica nostrana ci propina quotidianamente… però vabbé, almeno per ora non è più un problema mio. Per quanto riguarda visioni future, al momento qua è in corso il Leeds International Film Festival; purtroppo non ho ancora avuto l’occasione di andare a vedere alcuna pellicola, ma conto di farlo quanto prima, per cui tenete gli occhi aperti che magari me ne torno con qualche bella sorpresa.

Il cast della prima stagione di Babylon 5
Per il resto, le mie visioni casalinghe hanno virato verso il piratesco dopo che mi son vestito da pirata ad Halloween (su Facebook trovate le foto del mio bellissimo costume), con Pirati di Roman Polanski e i mitici pirati dei caraibi tarocchi della Asylum, entrambi film che avevo già visto ma che ho riguardato con gran piacere; inoltre continua la mia visione di episodi di Star Trek Voyager, anche se ultimamente ho voluto diversificare un po’ andandomi a riesumare anche Babylon 5, la serie di J. Michael Straczynski che negli anni novanta si era messa in competizione diretta col franchise di Star Trek. Questa serie, pur presentando anch’essa un universo fantascientifico fatto bene con la sua tecnologia, le sue razze ecc. ecc. si differenzia dal suo celebre concorrente per il fatto che non si va più di tanto a fondo col rigore scientifico, pur rimanendo sempre nel coerente, e a differenza di Star Trek questo futuro è un po’ meno ottimista. Con tutti i suoi indiscutibili meriti (ora la grafica 3D è ovunque, ma fino a una quindicina d’anni fa non era cosa poi così scontata, nemmeno nella fantascienza), a vederlo al giorno d’oggi questo telefilm però sa già di passato (anche se io considero tuttora gli anni novanta recenti come l’altrieri), e a volte ha persino delle punte leggermente trash, ma siccome la Rai aveva trasmesso questa serie in ritardo e in modo abbastanza orrendo e altalenante a notte inoltrata (ricordo ancora che, pur impostando il videoregistratore con un lasso di tempo abbastanza ampio prima e dopo l’inizio scritto sul televideo, andava spesso a finire che mi perdevo l’inizio o la fine dell’episodio), ho deciso di recuperare, iniziando dalla prima stagione e i film (poi si vedrà).

Insomma, mi sto trasformando in un autentico e sfigatissimo nerd, scusate
. Per redimermi, chiudo segnalando un buon documentario tutto dedicato a un genere cinematografico invece per veri uomini duri, il mio amato western all’italiana. Si tratta di La voce del western italiano, di Al Mangini, autore dell’ottimo sito Spaghetti Western Database. Si tratta di una produzione indipendente e devo dire che questa pellicola è fatta bene, le due ore di film scorrono liscie percorrendo tutta la vicenda del western italiano dalle sue origini alla sua fine. Il progetto è abbastanza ambizioso, dato che condensare la storia di un genere che nel giro di un paio di decenni ha sfornato qualcosa come 600 film volendo fare al contempo un’operazione abbastanza esauriente (senza quindi ricorrere al solito, oramai banale da citare, binomio Leone-Morricone) non è cosa da poco. Ovviamente il regista ha dovuto fare le sue scelte e dare più visibilità a certi film piuttosto che ad altri, e quindi a volte si è di fronte a delle scelte arbitrarie (poi si sa che un’impronta personale è inevitabile); questo comunque non compromette assolutamente la buona riuscita di questo film che voglio consigliare anche e soprattutto per il suo intento di voler dare il giusto riconoscimento a un genere come lo spaghetti western, che ha dato tanto e altrettanto è sempre stato poco riconisciuto generalizzando sul fatto – purtroppo vero, questo lo concedo – che fin troppe pellicole di infima lega riconducibili a questo genere sono state fatte, portando questo stesso genere – che indiscutibilmente ha altrettanto sfornato un’ingente quantità di capolavori cinematografici più o meno conosciuti – ad una lunga e lenta agonia. Perciò quando al giorno d’oggi voi, cinematografari espertoni, vi entusiasmate di fronte a certe trovate che vedete in Kill Bill, Machete, Jonah Hex e così via, come se si trattasse delle più fighissime novità, sappiate che non è niente di nuovo, è quasi tutta roba già fatta trent’anni fa col western italiano, in film che magari quando fate zapping e ne incrociate uno su Italia 7 girate canale, per ripiegare magari su Canale 5 dove stanno facendo un film in prima tv con Adam Sandler (nella non certo peggiore delle ipotesi).
La prima è Deadwood, un telefilm ambientato nella celebre cittadina mineraria del far west entrata nella leggenda per un paio di motivi, il più noto dei quali è la morte del celebre pistolero 

L’altro telefilm poco noto di cui vi volevo parlare è Finché morte non ci separi, una serie di un paio d’anni fa composta di 13 episodi che, riprendendo alcuni fatti di cronaca realmente accaduti, mostrano storie matrimoniali con uno dei due coniugi che finisce con l’ammazzare l’altro. E chi meglio di 

