Eccoci qui per un piccolo aggiornamento su un paio di letture/visioni fatte di recente e che mi pare valga la pena di segnalare.

Il primo è un libro, edito da Falsopiano, dedicato al regista italiano Giuseppe Colizzi, che ebbe tutt’altro che una lunga carriera cinematografica (morì a 53 anni nel 1978, e dirigeva film soltanto da 10 anni), ma è ricordato soprattutto per un fatto: aver creato la coppia cinematografica Bud Spencer e Terence Hill. La qual cosa, come racconta il libro, è stata una totale casualità, dato che Bud Spencer accettò di fare il primo film di Colizzi Dio perdona, io no in condizioni tutt’altro che favorevoli – gli si richiedeva barba folta, saper andare a cavallo e la conoscenza dell’inglese, tutte cose che Bud non aveva all’epoca – mentre Terence Hill venne chiamato all’improvviso a sostituire il coprotagonista interpretato dall’attore altoatesino Peter Martell a film già iniziato, dato che quest’ultimo s’era rotto qualche osso litigando con la fidanzata. Colizzi vanta anche il primato di aver diretto una trilogia italowestern qualitativamente ottima, specialmente rispetto alla media dei western italiani che circolava all’epoca, e ad aver portato fuori dal genere western la suddetta coppia cinematografica col film …più forte ragazzi!; tutto questo è narrato con abbondanza di dettagli (anche foto a colori) nel libro che dopo una biografia del regista (in precedenza anche scrittore) offre un capitolo per ognuno dei sei film da lui diretti, con qualche analisi dettagliata delle scene più famose; c’è anche un capitolo dedicato all’avventura televisiva intrapresa da Colizzi con la fondazione di una delle prime tv private italiane, per la quale egli stesso ripudiava l’uso della “quizzomania e dell’erotismo deteriore” (ahinoi, magari il mondo della tv italiana avesse proseguito su quella strada). Alla fine del libro, svariate testimonianze dirette di attori e altri personaggi del cinema italiano degli anni ’60-’70 che hanno avuto a che fare con lui. Perciò non mancano aneddoti e storie su di lui come persona, che a quanto pare non era proprio un tipo tanto facilino (anche altrove avevo letto che l’attore George Eastman non aveva parole tanto gentili per lui)… anche se questo non va a scalfire la sua abilità dietro la macchina da presa, dove ci ha regalato alcuni dei film migliori che siano mai stati fatti in Italia, dato che potete dire fin che volete quanto sono immensi Leone, Fellini ecc. ecc., ma un film come I quattro dell’Ave Maria per me non è da meno di quanto fatto dalle suddette vette del cinema italiano.
Il libro lo si può comprare online qui.

Passando ad altro, vi presento ora l’edizione italiana di RIP! A remix manifesto, un documentario che tratta del tema della copyright e di quanto può avere ancora senso blindare le opere creative nella dicitura “tutti i diritti riservati” in un mondo in cui, grazie a internet, lo scambio d’informazioni e di dati non è mai stato così facile. Il regista canadese Brett Gaylor narra tutta la vicenda mostrando come emblema dell’argomento trattato il compositore di musica elettronica Girl Talk, di giorno ingegnere biomedico – alle prese col fatto che i brevetti imposti dalle case farmaceutiche sui prodotti medicinali impediscono un reale progresso nello sviluppo di cure mediche – e di notte compositore di musica elettronica di successo, specializzato in mashup di campionamenti musicali presi da svariate canzoni in circolazione, senza pagare royalties e diritti. Un plagiatore qualcuno potrebbe dire… ma è esattamente quanto hanno fatto, per esempio, i padri fondatori dell’hip hop (un genere tra l’altro al giorno d’oggi commercializzato all’inversoimili), ovvero Grandmaster Flash e Afrika Bambaata. Comunque, il succo di tutta la storia è questo: il copyright nacque qualche secolo fa in Inghilterra per tutelare i diritti degli autori sulle loro opere, e tutto questo ha funzionato a meraviglia… fino a un certo punto: negli decenni con lo sviluppo della tecnologia gli strumenti per fare delle copie di materiale di svariata natura (libri, immagini, suoni, video ecc.) sono divenuti a portata di tutti, e in una situazione come questa il concetto classico di copyright avrebbe dovuto affrontare questa situazione trovando un modo nuovo per tutelare la proprietà intellettuale in modo adeguato ai cambiamenti nel frattempo sopraggiunti nella società, ma così non è stato, anzi: le grandi lobbies del settore cinematografico, editoriale e discografico hanno inasprito ancor di più la loro politica in tal senso, facendo non di rado ricorso ad avvocati e cause milionarie; emblematico il caso della Disney, dato che Walt Disney era quanto di più lontano ci fosse da quello che l’omonima azienda è diventata: lui era uno che aveva dato un gran valore al concetto di pubblico dominio, e ci ha pure attinto a piene mani per i suoi classici cartoni animati, mentre la Disney ha persino querelato una scuola materna in cui c’erano disegnati ai muri dei personaggi Disney senza che a loro fossero stati pagati i diritti d’autore.
Di fronte a tutto questo l’autore del film propone un manifesto in quattro punti:
1. La cultura si basa sempre sul passato
2. Il passato condiziona il futuro
3. Il nostro futuro è sempre meno libero
4. Per costruire società libere è necessario limitare il controllo del passato
E analizza tutto ciò alla luce della realtà di fatti, ovvero una società in cui ci sono imposte delle regole così assurde ed estreme in fatto di diritto d’autore – fatte per tutelare i diritti miliardari di poche corporation – che nessuno rispetta, dato che vanno contro il fatto stesso che tutto ciò che esiste si basa su quanto venuto prima; perciò com’è possibile un progresso e un futuro veramente libero se pochi potenti si arrogano il diritto di controllare tutto ciò di cui dovremmo usufruire per progredire? Se il tutto vi sembra criptico, vi consiglio di vedere questo interessante film, che riguarda veramente tutti da vicino; non spendo ulteriori righe perché sennò non finisco più (e tra l’altro, rileggendo queste righe, mi rendo conto che quello di cui sto parlando meriterebbe uno scritto migliore di questa accozzaglia di informazioni così come l’ho scritta), quindi guardatevi il film, in vendita per la collana Feltrinelli Real Cinema con in allegato un libretto contenente alcuni articoli sull’argomento (alcuni dei quali firmati Lawrence Lessig, autore di Creative Commons, intervistato anche nel film). Altrimenti, data la natura “open source” del film stesso, potete vederne gran parte negli spezzoni contenuti in questa pagina.




